Quando si vota?

Paolo Gentiloni, foto dal Flickr di Palazzo Chigi, CC 2.0

Quando saranno le prossime elezioni politiche in Italia?

Quando si vota in Italia? Le ultime indiscrezioni, che si fanno sempre più consistenti e sembrano ricevere il placet di tutte le forze politiche e del Colle, parlano del weekend del 4 marzo. Ma manca ancora l’ufficialità.

Quando si vota? Il percorso per trovare una data

Dall’ultima tornata elettorale sembra che sia passata un’eternità. Eppure non siamo nemmeno arrivato alla naturale scadenza della legislatura. Si è parlato di elezioni anticipate una quantità impressionante di volte, il che ha trasformato quella sensazione di trovarsi in campagna elettorale permanente in una preoccupante realtà.

Da quel 24 febbraio 2013 in cui si votò, naturalmente, per la Camera (lo storico sul sito ufficiale del Ministero dell’Interno) e per il Senato (anche qui, lo storico sul sito ufficiale del Viminale) si sono susseguiti il governo Letta, il governo Renzi e quello Gentiloni, tutti “Pd” e tutti “di larghe intese”.

Nonostante uno dei leitmotiv delle opposizioni sia stato il fatto che nessuno dei tre Presidenti del Consiglio sia stato “eletto” (la dicitura è impropria, chiaramente. In Italia non si “elegge” il Presidente del Consiglio. L’unica cosa “vera” è che alle precedenti elezioni il candidato indicato dal Pd per la presidenza del Consiglio era Pierluigi Bersani), non si è mai arrivati alla condizione di scioglimento delle Camere tanto auspicata da Movimento Cinque Stelle, Lega Nord e, a vario titolo, da vari schieramenti di destra e di sinistra (rappresentati in Parlamento o meno).

Adesso, però, è ovvio che non ci saranno elezioni anticipate e che avremo un nuovo governo non prima del marzo 2018.

La data delle elezioni, tuttavia, al momento (settembre 2017) non è ancora nota, anche se ci sono voci sempre più insistenti che parlano di un voto tra febbraio e marzo. Per la precisione, si fa sempre più insistente la voce secondo cui il voto si terrà nel weekend del 4 marzo; il che impedirebbe un accorpamento con le amministrative che sembra essere di puro buon senso.

Quando si sciolgono le Camere?

Le Camere si sciolgono naturalmente a fine legislatura. Tutti gli altri casi di scioglimento anticipato portano a elezioni anticipate: lo scioglimento anticipato è disciplinato dall’articolo 88 della Costituzione italiana, secondo il quale il Presidente della Repubblica può

«sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse».

Quanto dura una legislatura?

La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni dura cinque anni. L’articolo 60 della Costituzione Italiana stabilisce, infatti, che

la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni.

Quando finisce questa legislatura?

La legislatura in corso finisce esattamente il 15 marzo 2018, ovvero cinque anni dopo il giorno della prima riunione delle nuove Camere, dopo le elezioni politiche del 23 febbraio 2013.

Quando si voterà, allora?

Questo dipende da molti fattori. Se, come scrive Emilia Patta sul Sole 24 Ore, ce ne fosse la volontà, si potrebbe andare a votare anche a maggio del 2018. Nel 2013 le Camere vennero sciolte per andare al voto a febbraio, e potrebbe succedere anche questa volta, ma in questo caso Mattarella dovrebbe sciogliere anticipatamente le Camere a gennaio. Se invece si rispettasse la fine della legislatura, con uno scioglimento naturale delle Camere intorno alla metà di marzo, il voto potrebbe tenersi entro la fine maggio e si potrebbe optare per un election day accorpando – saggiamente – le politiche alle amministrative (il cui termine ultimo è il 15 di giugno). In ogni caso, non si saprà di più prima della fine dell’anno, con la legge di stabilità andata in porto. Secondo alcune indiscrezioni, comunque, stanno salendo le probabilità di un voto tra febbraio e marzo (recentemente, Enrico Mentana ha detto che “si voterà tra quattro mesi).
Infatti, una volta sciolte le Camere è il Governo che ha discrezionalità nel fissare la data del voto, secondo un paletto stabilito dall’articolo 61 della Costituzione:

«Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti».

Dopo le elezioni,

«la prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni».

 

Paolo Gentiloni, foto dal Flickr di Palazzo Chigi, CC 2.0

4 Commenti

  1. Le camere vennero sciolte il 22 dicembre 2012 per andare al voto il 24 febbraio 2013. La data della prima seduta di Camera e Senato vennero fissate per 16 marzo 2013. Quindi, teoricamente, il tutto deve essere approntato perchè la prima riunione del parlamento abbia luogo entro il 16 marzo 2018. Non mi spiego il fatto del maggio 2018…la legislatura durerebbe più dei 5 anni previsti dalla costituzione e per il presidente della repubblica potrebbe configurarsi l’ipotesi di reato di attentato alla costituzione, cosa che Mattarella, penso voglia evitare…

    • Tecnicamente è possibile che si voti a maggio 2018, come abbiamo spiegato nel pezzo (e come spiegava per esempio anche La Stampa già a marzo di quest’anno), senza nessun “attentato alla costituzione”. La legislatura non durerebbe più di 5 anni perché le Camere sarebbero sciolte per tempo e le elezioni si terrebbero entro i 70 giorni previsti dall’art. 61.

  2. quando presumibilmente verranno pubblicate dal Ministero degli interni le istruzioni per la presentazione delle liste e per la raccolta firme con la nuova legge elettorale Rosatellum? solo dopo lo scioglimento delle camere? agli inizi di dicembre dopo la definizione per decreto del numero e dei confini dei collegi elettorali? grazie per chi vorrà rispondere.

  3. non credo sia per nulla saggio accorpare le elezioni. Si genera solo confusione negli elettori, errori sulle schede e superlavoro per presidenti e scrutatori, non commisurato ai compensi percepiti, rimasti ancorati a vecchie tabelle ormai desuete.

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